inter.it | le origini , Meazza, gli scudetti di Foni | |||||||||
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Nata di marzo. Femmina, diversa, unica. Nata da un atto
di rivolta, una ribellione calcistica che si ritroverà lungo tutta
la sua storia quasi centennale. Nata in un ristorante, nel centro di
Milano, un locale che allora - era il 1908 - radunava gli intellettuali
della città. Era la sera del 9 marzo. Nel 1909 Ettore Strass subentra a Paramithiotti. Poi la presidenza passa a Carlo De Medici e, nel 1910, arriva il primo scudetto, strappato alla Pro Vercelli dopo un velenoso spareggio. La formazione: Campelli; Fronte, Zoller; Yenni, Fossati, Stebler; Capra, Peyer, Peterly, Aebi, Schuler. Allenatore Virgilio Fossati. Nomi di eroi in bianco e nero, con indumenti sportivi molto vicini a quelli civili dell'epoca, protagonisti su campi spelacchiati, in stadi difficili da immaginare oggi. I giornali dell'epoca concedevano poco spazio al calcio. Gli ha reso onore la storia più della cronaca. Nel 1912 prende la presidenza Emilio Hirzel per un periodo di normale amministrazione. Nel 1914 il comando passa prima a Luigi Ansbacher e poi a Giuseppe Visconti di Modrone, che resta in carica per cinque anni, coprendo il tempo caotico della Grande Guerra. Passato il periodo difficilissimo dei bombardamenti, degli atleti morti sul fronte per rispondere alla chiamata della Patria, l'Inter riesce a recuperare la grinta, la voglia di sognare e di far sognare. I tifosi aumentano, il nerazzurro diventa una bandiera, la Milano dei "bauscia" comincia a differenziarsi da quella dei "cacciaviti" rossoneri. Nel primo torneo di Campionato organizzato nel dopoguerra l'Inter vince il secondo scudetto, dopo aver battuto il Livorno per 3-2. È il 20 giugno 1920 e sono trascorsi dieci anni dal primo trionfo. La formazione: Campelli: Francesconi, Beltrami; Milesi, Fossati II, Scheidler; Conti, Aebi, Agradi, Cevenini III, Asti. Allenatore Nino Resegotti. Dopo Giorgio Hulss e Francesco Mauro, nel 1923 sale alla presidenza Enrico Olivetti. Durante il successivo periodo fascista, non piace l'apertura "internazionale" che deriva dal nome della squadra. E così, nell'estate del 1928, viene annunciato l'accordo di fusione con un'altra società della città, l'Unione Sportiva Milanese. Il nome cambia in Società Sportiva Ambrosiana (da Sant'Ambrogio, patrono di Milano dopo esserne stato Vescovo). Inizialmente cambia persino la maglia (bianca, segnata dal Fascio Littorio e dallo stemma di Milano), ma tornerà presto nerazzurra. E anche il nome Inter, nel 1932, sarà abbinato a quello di Ambrosiana, che intanto nella stagione '29-'30, allenata dall'ungherese Arpàd Veisz, vince il primo campionato a girone unico (la formazione: Degani; Gianfardoni, Allemandi; Rivolta, Viani, Castellazzi; Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti). L'abbinamento Ambrosiana-Inter dura 13 anni, con quattro presidenti (Turrusio, Simonotti, Pozzani e Masseroni), lo scudetto '37-'38 (la formazione: Peruchetti; Buonocore, Setti; Locatelli, Olmi, Antona; Frossi, Ferrara, Meazza, Ferrari, Ferraris II; allenatore Armando Castellazzi) e quello '39-40 (la formazione: Peruchetti; Poli, Setti; Locatelli, Olmi, Campatelli; Frossi, Demaria, Guarneri, Candiani, Ferraris II; allenatore Tony Cargnelli), la prima Coppa Italia ('38-'39). Sono tutte queste l'Inter di Giuseppe Meazza, detto "Il Balilla", il primo grande personaggio della storia del calcio, l'uomo che fa innamorare i tifosi e le donne, che gira per Milano a bordo delle autovetture da ricchi, che ancora oggi viene considerato il più grande di tutti e di tutti i tempi. L'Inter è bizzarra, a volte fragile, a volte straordinaria, si oppone allo strapotere dei 5 scudetti consecutivi della Juventus, si identifica completamente in Meazza, campione nel senso più moderno del termine, costruttore e finalizzatore del gioco. Primo gol in maglia nerazzurra a 17 anni, un mese e 4 giorni, il 27 settembre 1927 sul campo di via Goldoni contro la Dominante Genova superata per 6-1. Ultimo gol, il numero 247, il 13 aprile 1947 in Inter-Triestina. In mezzo la storia di un ragazzo milanese, nato il 1910 a Porta Vittoria, diventato leggenda: 433 gare in serie A, un totale di 278 reti (inferiore solo al primato da 290 di Silvio Piola), interista sempre pentito di aver indossato, per ragioni economiche, le divise di Milan, Juventus, Verona e Atalanta. Tre volte capocannoniere del campionato, 53 presenze in Nazionale e 33 gol, campione del mondo nel '34 e nel 1938.
Otto giorni dopo la celebrazione del 5° scudetto interista, il primo senza Meazza, l'Italia entra in guerra. Il calcio, tra dolori e rovine, prova a sopravvivere, ma non riesce comunque a far sognare la gente. Nel 1942, nel pieno del secondo conflitto mondiale, presidente della società nerazzurra viene nominato Carlo Masseroni. Resterà al comando della Società per 13 anni. E' lui ad annunciare, sabato 27 ottobre 1945, che "l'Ambrosiana torna a chiamarsi solo Internazionale". I tifosi festeggiano, la gente rivede la luce dopo il buio del regime e della seconda guerra, nasce il Grande Torino di Valentino Mazzola che diventerà leggenda dopo la tragedia aerea di Superga. L'Inter di Masseroni alterna campioni e "bidoni", comincia però a costruire la squadra che vincerà due scudetti consecutivi.
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